07 Luglio 2022

Confronto con la Commissione Paesaggistica del Comune di Milano

Nell’ambito dell’evento sulla rigenerazione urbana organizzato da ASPESI Milano e ASPESI Progettazione mercoledì 6 luglio, con un grande successo in termini di presenze e di dibattito, si è svolto un confronto senza precedenti tra i partecipanti, in particolare i progettisti guidati dal Presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano Federico Aldini, e la nuova Commissione del Paesaggio di Milano rappresentata dal suo Presidente Giuseppe Marinoni e dal suo Membro Giacomo De Amicis Socio di ASPESI. 
 Lo spunto al confronto è stato dato dalle domande e “provocazioni” positive del Presidente Aldini sui criteri operativi che la nuova CdP sta seguendo e dalle comunicazioni svolte dai vari relatori della tavola rotonda che avevano illustrato le criticità che incontrano le operazioni private di rigenerazione urbana a Milano. Difficoltà dipendenti dalle ben note inadeguatezze normative e burocratiche, ma anche da alcuni problemi tecnici di rapporto con la Commissione del Paesaggio, ente importantissimo a Milano perché esamina con parere obbligatorio, anche se non vincolante, le soluzioni progettuali di tutte le operazioni immobiliari con rilevanza estetica segnalate dagli uffici del Comune o delle Zone.  
 Particolare attenzione era stata posta da alcuni interventi dei professionisti sulle cd. “norme morfologiche”, ossia le norme tecnico-applicative poste dal PGT e dal Regolamento Edilizio comunale che condizionano le scelte realizzative, in particolare sotto il profilo estetico: il rilievo generale -supportato da diversi esempi grafici- era stato che l’applicazione di tali norme spesso conduce a soluzioni visibilmente brutte, o almeno superate e banali. O addirittura all’impossibilità di realizzare un’opera per l’impossibilità che determinano di poter utilizzare tutta la volumetria disponibile, in particolare perequata. 
 Il Presidente della CdP, Arch. Marinoni, ha esordito partendo da un inquadramento del tema della rigenerazione urbana, con due considerazioni: 1) solo l’Europa si pone questo problema, continente che rappresenta solo il 5% delle terre emerse e il 10% della popolazione mondiale, 2) il modello tradizionale di urbanizzazione con lo sprawl e la creazione di periferie è in crisi e la rigenerazione urbana è la sola possibile risposta alla crisi. “E non possono essere i piani regolatori o i PGT -ha sottolineato il Prof. Marinoni- a determinare rigenerazione urbana, come dimostra il caso di Barcellona che si è rigenerata mettendo “in frigorifero” il suo PRG. La risposta sono i progetti speciali, come è stato fatto a Milano prima con Porta Nuova, poi con Citylife e tutte le altre operazioni di recupero. E la rigenerazione urbana si fa con la sostituzione edilizia. Questo approccio non è libero mercato, ma una strategia per il futuro che non può che venire da un indirizzo pubblico che poi si attua con l’intervento privato attraverso un regime di convenienze all’investimento che le istituzioni democratiche, in particolare i Comuni, devono predisporre per indirizzare lo sviluppo nel senso desiderato”. 
 Infatti – ha proseguito il Presidente- le grandi operazioni immobiliari che hanno cambiato il volto di Milano -e hanno innescato la sua ripresa socio-economica- a partire dagli inizi di questo secolo sono state un momento di “decostruzione urbanistica”, completamente indipendente dai tre PGT milanesi che si sono succeduti: quindi non servono norme, ma un documento strategico. 
 Di qui, la scelta della nuova CdP -ha concluso Marinoni- di non applicare norme, ma di guardare il progetto con le sue valenze, i suoi impatti sul tessuto urbano, il suo grado di compatibilità con il contesto e quindi di sostenibilità: se un progetto lo riteniamo positivo su questi fronti, noi non guarderemo alle norme morfologiche; se riterremo che possa essere migliorato su questi parametri di valutazione lo approveremo con prescrizioni. Così sta succedendo e siamo lieti di constatare che spesso ci tornano indietro con una seconda presentazione progetti non solo migliorati dai nostri suggerimenti, ma addirittura migliori di quanto noi stessi avevamo immaginato. E questo è un ruolo che si potrebbe definire “consulenziale” che la nuova CdP vuole offrire alla comunità”.  
 Alla comunicazione del Presidente Marinoni ha fatto seguito quello del collega Membro della CdP, Arch. Giacomo De Amicis, che ha esordito sottolineando quanto il progettista spesso si senta solo perché nel suo lavoro non ha dietro un chiaro sistema valoriale, nè un’idea di città. 
 Basti pensare al riguardo - ha precisato De Amicis - che il PGT vigente non ha tavole grafiche, né regole nemmeno culturali. Cosà farà, quindi, in questa situazione la CdP per valutare i progetti? 1) un lavoro di squadra per condividere le valutazioni superando le idee estetiche del singolo membro, 2) arrivare quando occorre ad un progetto migliore di quello iniziale, 3) porsi come stella polare l’obiettivo di una città vivibile (quindi considerando nella valutazione parametri attinenti al contesto socio-civile su cui il progetto si inserisce e va ad incidere)”. 
 In sintesi, quindi, la CdP - ha proseguito De Amicis - non si fa portatrice di una tendenza, nè di astratti (e quindi arbitrari) valori estetici, ma di una finalizzazione, ossia di una città sostenibile, idea alla quale si può pervenire con il complesso di progetti che finiscono sotto la sua lente, non con un singolo progetto a se stante. Per cui la nuova CdP si è data la regola di cercare una coerenza nelle sue valutazioni in vista di un modello di città”. 
 I nostri criteri di valutazione – ha evidenziato l’arch. De Amicis - possono quindi essere così sintetizzati: 1) partire dal progetto che è il cuore di tutto, 2) valutare il suo impatto reale e la sua rilevanza urbana, 3) non si può prescindere dalla valutazione caso per caso con gli stessi metri di valutazione: un progetto può essere bello e uno brutto pur rispettando entrambi le stesse regole, 4) siamo molto più sensibili al linguaggio urbanistico-insediativo che a quello architettonico, 5) se lo scostamento dalla norma è dovuto a valori urbani lo approviamo anche in deroga, ma se la deroga non restituisce valore alla città chiediamo di modificare il progetto”. 
 In fondo - ha voluto rimarcare De Amicis concludendo - la CdP è il migliore alleato del progettista per il suo ruolo “consulenziale” di cui ha parlato il Presidente Marinoni. E anche perchè cerchiamo di mettere i principi nei pareri (con ciò quindi definendoli e chiarendoli) e ci siamo posti l’obiettivo di non far perdere nessuna opportunità a Milano”. 
 Nel dibattito è intervenuto Gianni Verga, Ingegnere, Socio Onorario ASPESI, Assessore comunale e poi regionale all’Urbanistica nel periodo d’oro della grande trasformazione immobiliare di Milano di cui è stato tra i principali artefici. L’Ing.Verga ha esordito ricordando che rigenerazione urbana significa 1) trasformazione, 2) qualità invece di quantità, 3) cultura condivisa con una visione etica. E ha proposto di non perdere l’occasione rappresentata dal nuovo Regolamento Edilizio in corso di ultimazione a Milano per scegliere un modello prestazionale, come consentito dal Regolamento Edilizio-tipo adottato a livello nazionale per uniformare i vari regolamenti edilizi comunali. 
 
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