06 Maggio 2026

Condoni, procedure più veloci nel Lazio

Regione Lazio

La Regione Lazio interviene sul fronte urbanistico con una modifica normativa che punta a semplificare e accelerare le procedure di condono edilizio, in particolare nelle aree soggette a vincoli paesaggistici o ambientali. L’emendamento al “Collegato al Bilancio” della Regione Lazio approvato,  proposto da Laura Corrotti, presidente della commissione Urbanistica, introduce una distinzione più netta tra interventi di lieve entità e abusi più rilevanti. Per le cosiddette tolleranze costruttive, ovvero difformità minime rispetto ai progetti originari, sarà sufficiente una comunicazione all’ente gestore, eliminando passaggi burocratici considerati superflui. Per gli abusi più consistenti, invece, resta l’obbligo di un parere esplicito, necessario a verificare la compatibilità con le finalità di tutela dell’area.
L’ipotesi iniziale prevedeva l’introduzione del silenzio-assenso: un termine di 60 giorni entro il quale gli enti gestori delle aree protette avrebbero dovuto esprimersi, pena l’automatica approvazione delle pratiche. Una soluzione che si è scontrata con i limiti imposti dalla normativa statale, a partire dalla Legge 241/1990, che esclude espressamente questo meccanismo nelle materie legate alla tutela del paesaggio e dell’ambiente.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire tempi più rapidi e maggiore certezza per i cittadini, senza compromettere la salvaguardia del territorio. Una riforma che prova a bilanciare esigenze amministrative e tutela ambientale, riducendo i tempi delle pratiche e mantenendo alto il livello di controllo nei casi più delicati.
Per questo la consigliera Corrotti ha riformulato l'emendamento, aggirando il rischio di una dichiarazione di inapplicabilità o illegittimità. Innanzitutto, le pratiche si sanatorie per abusi più consistenti, per esempio senza permesso di costruire o in difformità sostanziale, l'ente che gestisce le aree deve esprimere un parere di compatibilità rispetto alle finalità di tutela dell'area. L'ente deve pronunciarsi esplicitamente, non c'è “silenzio-assenso”. 
La tolleranza per le lievi difformità
Ma la grande novità è quella relativa alle tolleranze costruttive, ovvero “lievi difformità” rispetto ai progetti originali. In questi casi, non serve un nuovo nulla osta. Basta comuncare all'ente gestore e si può procedere risparmiando lunghe istruttorie. In sostanza, è un compromesso: si semplificano le pratiche per piccoli abusi, che si possono derubricare a errori, mantenendo però le tutele per le aree verdi protette. L'ente gestore resta centrale, è obbligato a fornire un parere e rappresenta un passaggio da compietere per i privati, soprattutto nelle situazioni più rilevanti.