11 Dicembre 2025

PlanRadar: edilizia, nel 2026 piena integrazione del digitale nei processi operativi  

Il digitale che entra a pieno titolo nei processi operativi: questo lo scenario che PlanRadar configura per il prossimo anno per il settore dell’edilizia. Una definitiva integrazione dopo anni di sperimentazioni. La conseguenza sarà che le aziende saranno in grado di ottimizzare l’efficienza dei progetti, ridurre evitabili operazioni di rifacimenti e ritardi, valorizzare le risorse disponibili. Il tutto in un contesto di mercato volatili, pressione sui costi, normative sempre più stringenti in termini di compliance e sostanziale carenza di manodopera.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale si sta facendo sempre più spazio nell’infrastruttura operativa del settore con benefici tangibili: le piattaforme di costruzione sono già in grado di generare riepiloghi automatici, verificare la completezza della documentazione e fornire insight immediati. Tuttavia, permangono ostacoli legati alla mancanza di dati strutturati
Nel corso della prima metà del decennio, ricorda l’analisi di PlanRadar, tre macro-trend hanno influenzato il settore delle costruzioni: la carenza dei materiali dovuta alla pandemia e alla generale instabilità geopolitica degli ultimi anni, le riforme introdotte in Europa per innalzare gli standard di tracciabilità dei dati e rafforzare le responsabilità degli addetti alla sicurezza e sostenibilità, e la mancanza di lavoratori e lavoratrici qualificati.
La scarsità di materie prime ha generato una frizione tra l’aumento della domanda abitativa e l’inaccessibilità delle abitazioni. I prezzi delle case nell’UE sono aumentati del 53% tra il 2015 e il primo trimestre del 2024, seguendo un andamento che si riflette anche in Italia, dove negli ultimi 10 anni, secondo una rilevazione ISTAT, si è assistito a una crescita meno rilevante (+16%) ma con picchi in città come Milano (+72%). Contestualmente, da dopo la pandemia anche i costi di costruzione sono aumentati, con cifre che in Italia superano il 20%, creando effetti a cascata sui mercati immobiliari. Secondo il PlanRadar Housebuilders Survey, infatti, quasi l’80% delle imprese ha registrato un aumento delle spese e oltre il 70% indica il costo dei materiali come principale difficoltà. Nonostante ciò, la resilienza della domanda – con il 75% degli operatori che segnala attività stabile o in crescita e più della metà che pianifica espansioni – richiede di trovare soluzioni di efficientamento dei processi e supporto agli operatori nel colmare il gap con l’offerta.
In Italia, con il Decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159 – ‘Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile’ – sono stati introdotti strumenti innovativi per le imprese, prevedendo incentivi per chi investe in sicurezza e sanzioni in caso di irregolarità. Ad esempio, sono state rafforzate le verifiche relative agli appalti e subappalti nell’ambito della patente a crediti. Allo stesso tempo, sta crescendo il peso delle politiche ambientali. Gli immobili generano un impatto estremamente significativo, in quanto consumano il 40% dell’energia globale e producono il 30% delle emissioni di CO. Di conseguenza, anche su spinta del mercato che percepisce la sostenibilità come fattore strategico che influenza il valore degli immobili, l’attenzione alle pratiche ESG spinge il comparto verso pratiche più misurabili e trasparenti.
Infine, la mancanza di lavoratori e professionisti qualificati ha generato effetti negativi a catena, come il ritardo nella consegna dei progetti. Oltre il 30% degli appaltatori europei, infatti, dichiara di non riuscire a completare i lavori per mancanza di personale, con conseguenti aumenti dei costi e dei tempi. L’aumento degli investimenti in soluzioni tecnologiche, come ad esempio i software di gestione delle costruzioni, potrebbe costituire la chiave per migliorare la redditività e l’efficienza, valorizzando al massimo le risorse disponibili.